Viceversa 19: Entre-deux, Dazwischen, In bilico, Tranteren
Les trois rédactrices présentent la nouvelle édition
C’è chi a stare in bilico si trova bene e chi non sopporta le esitazioni. Chi accetta di vivere nel mezzo e chi preferisce scegliere una volta per tutte. Come ci si sente a stare in sospeso? In quali situazioni ci si trova a metà? Immer-gendovi in una successione di universi letterari, questo numero vi invita a interrogarvi sui diversi modi di stare tra. Tra due luoghi, due mondi, due lingue, due culture. O ancora tra due epoche, due generi, due fasi, due età. Attraverso la forma o la trama, in prosa o in poesia, autori e autrici hanno esplorato il tema in tutta la sua vastità, mettendone in luce le molteplici sfumature. E voi dove sceglierete di stare? Dalla parte del nero, del bianco o nell’ampio spettro di grigi che stanno a metà?
Editoriale
Natalia Proserpi
Mentre contempla il «ghiaccio» che «brilla nel sole», la protagonista del racconto inedito di Mariann Bühler vaga con la mente in un altrove, chiedendosi se la scelta di partire sia stata la «cosa giusta». Riflettendo su quanto sia faticoso stare in bilico tra due mondi, anche l’io lirico delle poesie di Jachen Andry esita tra un «qua» e un «là» che si velano entrambi di nostalgia, ed esprime il desiderio di trovare uno «spiraglio» dove poter finalmente «respirare».
Come ci si sente a stare sospesi tra due realtà? Si finisce per essere «stranieri ovunque», come nelle poesie di Laura Accerboni, o si riesce a vivere questa polarità in modo più armonico, come nei versi narrativi di Lorena Simmel? Attraverso voci eterogenee, questo numero di «Viceversa» si interroga sulle zone intermedie, presentando un florilegio di situazioni in cui ci si trova tra. Tra due lingue, come l’io autobiografico dei racconti di Sara Catella, che si domanda se scrivere in un altro idioma significhi «tradire» la propria «lingua madre». Tra due culture, come la protagonista del testo di Ralph Tharayil, che intreccia narrazione e riflessione attraversando i confini tra i generi. O ancora tra due mondi, come il personaggio del racconto di Alain Freudiger, che ci riporta nel passato facendoci sentire la voce di uno «svizzero» di professione. Che sia reale o immaginaria, fisica o mentale, la polarità non è mai facile. Come affrontarla allora? Situandosi un po’ da entrambe le parti o non riconoscendosi in nessuna delle due? Passando dall’una all’altra in modo fluido o scegliendone una, una volta per tutte? Uscendo dal binarismo, accettando il compromesso o decidendo di rimanere a metà e facendo propria questa condizione?
Se è raro che i due poli dialoghino in modo pacifico, stare nel mezzo significa anche accettare l’ambiguità e saperne cogliere le sfumature. Di «grigi non tanto chiari» parla a questo proposito il testo di Catherine Lovey, spingendoci a sottrarci all’appiattimento e ad abbracciare la complessità; a una rinuncia a scegliere sembra invece alludere Simone Lappert, attraverso una serie di poesie che inventano parole e giocano sui suoni.
In quali altre situazioni ci si trova in questo limbo, a livello individuale e collettivo? Mentre i testi di Gertrud Wilker invitano a considerare lo stare tra come una dinamica quotidiana, è sulla dialettica tra vita e morte che vari autori si sono interrogati. Così Bruno Pellegrino e Anna Sommer, che attraverso i loro racconti danno forma a un’attesa che viene vissuta ora con inquietudine e paura, ora con un misto di serenità e tristezza. Così anche Louise Bonsack, che attraverso un personaggio che sta perdendo la parola ci invita a riflettere sulla fragilità del confine tra presenza e annullamento.
Se è invece sul confine tra esterno e interno, concreto e simbolico, che riflette l’artista Karien Zevenhuizen, è su quello temporale tra un prima e un dopo che si sono chinati Andrea Ventola e Massimo Gezzi: dalla guida di Moscacieca, che porta sulla propria pelle le tracce di un difficile passato, al protagonista di Casa nostra, che oscilla tra il desiderio di trattenere qualcosa della sua infanzia e la volontà di lasciarsela alle spalle, i protagonisti dei loro racconti sembrano vivere tra presente e passato, una condizione che in un modo o nell’altro ci accomuna tutti, e che porta a chiedersi se, in fondo, non si viva sempre nel mezzo.
Che sia affrontato in prosa o in poesia o suggerito da una forma che mescola generi e toni – come negli inediti di Carin Caduff e Pierrine Poget –, il tema del trovarsi tra viene esplorato in tutte le sue sfumature. Noi vi invitiamo a immergervi negli universi letterari degli autori e a vagare liberamente tra le pagine, con l’augurio che, stando in bilico tra le sezioni, possiate scoprire nuovi, stimolanti modi di stare tra: tra qui e altrove, tra oggi e domani... Buona lettura!