Articolo anche in: Tedesco Francese

Les Saisons du Mélèze

su Les Saisons du Mélèze di Walter Rosselli

In un villaggio di montagna, tre personaggi stravaganti passano il loro tempo sulla terrazza del bar del Mélèze. Bevono molto, fumano sigarette e discutono di svariati argomenti: ecologia, produzione e consumo di cibo, rapporto con gli animali, turismo, mezzi di trasporto, lavoro, scienza, teologia. Attraverso una sottile ironia – e a volte con qualche stereotipo –, lo scambio lascia emergere una critica sociale e una particolare filosofia di vita.

Man mano che le conversazioni e le azioni si sviluppano, e grazie anche agli altri personaggi che vivono nel villaggio o vi soggiornano per brevi periodi, la narrazione si anima e l’ambientazione si espande; il lettore è portato a percorrere strade, visitare case, scoprire stalle, orti e vigneti, visitare una distilleria artigianale, osservare l’autostrada in costruzione, e assiste anche a una frana. La componente teatrale del testo è innegabile; il gioco sociale è messo in scena con un grande senso dell’osservazione, per rappresentare in modo burlesco le contraddizioni e le aberrazioni del nostro tempo.

Attraverso le citazioni in più lingue sparse nel libro, gli estratti del diario dell’“artista del villaggio” – un personaggio ogni tanto rinchiuso in un ospedale psichiatrico –, l’evocazione di una lingua nazionale non ufficialmente riconosciuta e parlata nel paese, il romanzo indaga anche il ruolo della cultura e delle tradizioni, riflettendo su quanto rispettare le differenze e preservare la diversità in tutte le sue forme rappresenti una sfida. Sono queste le tematiche che costituiscono l’asse centrale del testo, il quale è attraversato da alcune domande fondamentali: tenuto conto di ciò che ci viene imposto dal mondo in cui viviamo, qual è il nostro margine di libertà? Come possiamo resistere? Cosa possiamo salvare, inventare, creare?

(Claudine Gaetzi, traduzione Natalia Proserpi)

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