Articolo anche in: Tedesco Francese

Chi bussa alla porta?

Echi dalla Svizzera tedesca 1/3

Una fanzine femminista, un collettivo per prospettive postmigranti, una rassegna di poesia in tournée nelle case della letteratura: la scena indipendente dimostra cos’è possibile quando si mettono in discussione le cose date per scontate.

Appartengo probabilmente a quella categorie di persone che non dà nulla per scontato. Questo plasma anche il mio modo di vedere la cultura. Quando vado a una lettura o a un concerto spesso finisco (e molte volte in modo inopportuno) a pormi le domande essenziali: perché così e non diversamente, era proprio necessario, non si sarebbe potuto…? E sono sempre molto grata quando scatta la scintilla. 

Ho l’impressione, e mi piace, che nel mondo letterario della Svizzera tedesca al momento si stiano mettendo sempre più spesso in discussione le cose date per scontate, sicuramente anche perché lo spirito del tempo soffia in questa direzione. Le iniziative che dai margini ricorrono alla letteratura, lo fanno con particolare disinvoltura, con particolare radicalità e, forse, anche in modo particolarmente riuscito. Per il mio primo reportage sulla scena letteraria della Svizzera tedesca, rivolgo il mio sguardo a tre progetti in cui le cose sono ancor lungi dall’essere scontate, dove molto è messo in discussione ma quasi tutto sembra possibile. 

Gossip a tavola

Mi ricordo di un discorso in cui l’autrice Monique Schwitter ha parlato della «letteratura come cibo». Un tipo di alimento che in alcuni momenti possiamo divorare con gusto, in altri è commestibile solo a piccoli bocconi o è difficile da digerire. Ma di cui non possiamo fare a meno. Da allora mi porto dietro questa immagine. Forse è anche per questo che ero così felice quando mi sono immersa nel numero Rezepte (Ricette) di Gossip, una zine femminista piena di disgressioni letterarie sulla cucina e sull’arte culinaria. 

Nella prefazione si legge: «Ci siamo ritrovate nella nostra cucina, che allo stesso tempo è anche la nostra casa editrice, abbiamo messo insieme idee e ingredienti, cucinato, mangiato e pianificato»; il buon gossip prospera a tavola. Così la letteratura viene portata nelle case, trasferita nelle quotidianità e promette vicinanza, comunità, incontri. 

La prima volta che mi sono imbattuta nelle edizioni Gossip non è stato nella forma di una rivista ma in quella di una maglietta a maniche lunghe stampata. D’un tratto ho iniziato a notare la scritta ornata sui vestiti di un numero sorprendentemente alto di ventenni e trentenni; anche al di fuori degli eventi letterari. È raro che il merchandising nella letteratura funzioni in modo così scontato e naturale, senza effetto cringe (basti pensare ai cappellini della Suhrkamp). 

Per le iniziatrici di Gossip non si tratta soltanto di mostrare la varietà di voci e prospettive di autorɜ FLINTA, ma anche di creare uno spazio dedicato alle pratiche e alle tradizioni narrative femministe, come lo sono il gossip, una «forma femminile potente per manifestare solidarietà e far circolare le conoscenze», o anche la cucina. 

Con il suo programma, curato in modo meticoloso e intelligente, Gossip ha fatto centro. La prima tiratura di 300 copie si è esaurita in pochissimo tempo. «È evidente che in letteratura c’è la necessità di progetti femministi», dice Ava Slappnig durante un incontro. Così, nel 2024 ha creato la rivista insieme a una cara amica, la grafica Alina Scharnhorst. 

Negli ultimi anni, un po’ ovunque, sono nati collettivi, rassegne e riviste letterarie, che si sono trasformati in palcoscenici importanti, offrendo a un numero crescente di persone che scrivono quel tanto ricercato accesso alla scena letteraria. Gli eventi si svolgono in atelier, bar o negozi di dischi, e con la stessa naturalezza vanno in scena nelle case della letteratura e nei teatri. E spesso hanno una posizione politica tangibile. 

Presto professionale

Proprio come Gossip. Iniziato come progetto fai da te tra amiche («Cercavamo un contenitore per delle storie e poi abbiamo semplicemente fatto un tentativo»), Gossip ottiene presto un tocco professionale. Esce due volte all’anno, ogni numero coinvolge una dozzina di autrici e autori e illustratrici e illustratori. Ogni edizione esce in una veste grafica adatta al tema trattato e le presentazioni sono a loro volta curate. L’evento dedicato a Rezepte ha avuto luogo presso un kebabbaro. Questi spazi, piuttosto atipici per la letteratura, hanno il potenziale di coinvolgere anche persone che hanno poco o niente a che fare con il mondo letterario.

In media, Slappnig e Scharnhorst dedicano al progetto due giorni alla settimana, per ora senza pagarsi lo stipendio. «La frustrazione per le finanze c’è sempre», dice Ava Slappnig, e se la gioia per il lavoro creativo non fosse così grande, probabilmente la domanda su chi glielo fa fare si insinuerebbe più spesso. 

Slappnig e Scharnhorst sembrano essere consapevoli del carico che si sono addossate: «Ci teniamo sempre aperta la possibilità di adeguare il progetto, ad esempio ampliando il team o pubblicando la rivista a intervalli più lunghi». La loro indipendenza però, e su questo non lasciano ombra di dubbio, se la tengono stretta. 

Un giorno e una notte 

Tornato da un viaggio appena il giorno prima, Artan Islamaj fissa il nostro incontro per un sabato, tra una visita guidata condotta da lui e una tavola rotonda a cui partecipa. Sembra che anche in vacanza non abbia potuto staccare del tutto. Infatti, nel frattempo ha fatto il layout delle quasi 500 pagine dell’edizione speciale per l’anniversario di zwischentext, come racconta sorridendo. Islamaj è laureato in lettere, nel collettivo svolge anche mansioni grafiche. Lavora inoltre come co-direttore del think tank Institut Neue Schweiz (INES) e insegna inglese in un liceo. 

Dalla fondazione di zwischentext, cinque anni e mezzo fa, Artan Islamaj è uno dei sei membri del collettivo, insieme a Emina Garibović, Vanessa Casertano, Tolga Yalın, Mërgim Gutaj e Oana Popa. Nato tra amiche e amici dell’università, il collettivo è stato composto a volte da due, altre volte da otto persone e si autodefinirebbe come un «circolo-accademico-di-sinistra-postmigrante-e-alleati-con-sede-a-Zurigo», dice Islamaj non senza una nota ironica.

zwischentext è iniziato come zine, ma nel frattempo organizza anche eventi letterari e atelier di scrittura. Il collettivo si vede come piattaforma interdisciplinare e come spazio per prospettive (post)migranti, colmando così un vuoto nel mondo letterario e artistico svizzero; praticamente nessun progetto nella Svizzera tedesca si dedica a rappresentare la Svizzera (post)migrante con tanta coerenza. Un pilastro centrale di zwischentext è il plurilinguismo, ed è un aspetto valido anche per la zine pubblicata due volte all’anno, che comprende fino a 50 autrici e autori scelti tra gli oltre 300 testi ricevuti per numero. I contributi che non sono scritti in tedesco o inglese vengono contestualizzati o tradotti online; nella rivista stessa, le varie lingue si trovano una accanto all’altra in maniera del tutto naturale. Non da ultimo anche per fare in modo che la società maggioritaria germanofona possa sperimentare come ci si sente a non capire sempre tutto, realtà che appartiene al vissuto dei membri del collettivo e di quasi tutti i loro genitori.

Una breve aggiunta sulle peculiarità svizzere: nonostante il plurilinguismo sia esplicitamente desiderato, è più probabile che in risposta alle open call arrivino testi da paesi come il Giappone o il Sudafrica piuttosto che dalla Svizzera francese o dal Ticino. «Il Röstigraben is well and alive», dice Islamaj.

Bussare alla porte 

Probabilmente il modo in cui le idee e l’energia creativa sgorgano da Artan Islamaj è il presupposto di una produzione tanto smisurata, se non addirittura megalomane. «L’amore per zwischentext e per quello che rappresentiamo è indescrivibile», dice, «il riconoscimento da parte della comunità è immenso». Quindi per lui al momento è accettabile impegnarsi in media «un giorno e una notte» alla settimana. Per ora zwischentext non ha mai potuto permettersi di pagare le tariffe del settore, né ai propri membri né a chi scrive; i soldi sul conto bastano appena per dare contributi simbolici. 

zwischentext si muove in modo agile tra i mondi. Si esibisce presso le case della letteratura o il Schauspielhaus di Zurigo, ma organizza anche letture in cortili, negozi di dischi o studi di architettura. Gli eventi presso le istituzioni di solito sono esauriti in pochissimo tempo. «Dobbiamo ancora bussare alle porte», dice Islamaj, «ma ora si aprono più spesso e più in fretta». Si tratta ancora di aperture temporanee, però. «Il mondo letterario rimane un circolo esclusivo che continua a sottorappresentare strutturalmente le prospettive migranti».

Questa primavera il collettivo festeggia la decima edizione di zwischentext e si è preso un bell’impegno. Oltre a una zine (aka: libro) di 500 pagine, che riunisce testi di oltre 130 persone, propone due festival, uno a Zurigo e uno a Bienne. Si cercano, come dice il bando, risposte postmigranti nella «lingua di tua scelta» al concetto di heimat/home molto politicizzato nel dibattito svizzero. 

Poesia attorno al fuoco 

Quando a febbraio sono stata a vedere un evento di Die Wanne alla Casa della letteratura di Zurigo, sono rimasta colpita dall’affluenza. Hanno dovuto organizzarmi una sedia in più, la sala era gremita, e questo per un evento di poesia. Inoltre, il pubblico sembrava più eterogeneo del solito. Un trucco astuto: il palco si trovava in mezzo alla sala. «Era una situazione di lettura estrema. Chi leggeva si trovava in una posizione esposta e dava sempre la schiena a una parte del pubblico», dice Eric Ehrhardt, creatore della rassegna. L’effetto, però, è stato un altro. Uscendo, una donna ha detto all’amica: «Ho avuto l’impressione che stessimo sedute attorno al fuoco». 

Eric Ehrhardt è autore; il suo libro d’esordio, Im Klauhof, è uscito a inizio aprile presso le edizioni Ritter. Inoltre, è mediatore letterario e organizzatore di eventi. Circa un anno fa, ha creato Die Wanne; la serata a Zurigo era la prima della rassegna e in programma c’erano Laura Leupi, Ariane Koch, Yevgeniy Breyger e Jennifer Eckert. A marzo Die Wanne ha fatto tappa alla Casa della letteratura di San Gallo, in tutt’altra formazione, e a fine maggio sarà ospite della Casa della letteratura di Basilea, ancora con un’altra composizione.

La poesia è una nicchia all’interno della letteratura e lo si percepisce anche nelle strutture del settore, dove il genere viene programmato con reticenza in primo luogo per il timore che sia di difficile accesso e che attiri poco pubblico. «Ma proprio la poesia ha un grande potenziale di intrattenimento», dice Eric Ehrhardt. E intende la poesia in senso lato, che comprende graphic novel, testi scenici o lavori performativi. La poesia, secondo lui, rivela cos’è in fondo la lingua, cosa non è, o cosa potrebbe essere. Le immagini e il suono delle forme linguistiche vi hanno la stessa importanza della profondità del pensiero; inoltre la poesia aprirebbe dimensioni di dialogo intime e complesse. Il fatto che la poesia fatichi tanto in uno spazio pubblico spinto da polarizzazioni e semplificazioni va quindi visto anche come un sintomo. 

Ai margini, sottotraccia

Quattro artiste e artisti a sera: è questa l’idea con cui Die Wanne reagisce al vuoto istituzionale accennato. L’intenzione è di esibirsi nelle case della letteratura, per portare la poesia «dentro gli spazi affermati», come dice Ehrhardt. Questo rende il progetto particolarmente impegnativo, non solo a livello organizzativo, ma anche, per ovvi motivi, a livello finanziario. Il punto è che nonostante le case della letteratura ospitino gli eventi e mettano a disposizione l’infrastruttura, i costi e il rischio finanziario sono interamente a carico di Die Wanne. Il lavoro di Eric Ehrhardt, che corrisponde a un tasso di attività tra il 10 e il 20%, avviene a titolo gratuito. Inoltre molte istituzioni non danno alcun contributo o versano solo un contributo esiguo, dal momento che la rassegna si svolge spesso in strutture già sovvenzionate. 

Ci sono autrici e autori che iniziano la propria carriera con la poesia, per altri, invece, la poesia rimane una realtà, la più precaria di tutte le forme letterarie, poco pagata e difficile da divulgare. A maggior ragione sono importantissime le iniziative che, come Gossip e zwischentext, esplorano nuovi territori in modo ludico e gioioso, colmano i vuoti e, per di più, talvolta invitano le istituzioni a ripensarsi. Il motore di progetti come questi sono le persone appassionate di ciò che fanno. Ma non dobbiamo lasciarci illudere e dimenticare le condizioni precarie in cui lavorano. All’unanimità, le tre persone qui interpellate hanno evidenziato il fatto che, prima o poi, una parte del lavoro dovrà essere retribuita, se vogliono andare avanti. Ciò che fanno, infatti, è mediazione letteraria professionale.

Ai margini, sottotraccia: tutti questi posizionamenti sono comunque nulli quando si tratta di descrivere la scena indipendente; dove siano il centro e il fulcro di ciò che accade nella letteratura è, se non altro, una questione di interpretazione. 

Anche il mio prossimo contributo ci condurrà in un mondo che si trova al centro dell’attualità letteraria, eppure ai margini: quest’estate, in occasione del festival Topshelf Night al Castello di Lenzburg, si incontreranno per la terza volta blogger, autrici e autori, lettrici e lettori della New Adult Fiction, forse il genere più in voga al momento. Nonostante il suo orientamento chiaramente commerciale, ha indubbiamente dato vita a culture di lettura estremamente vivaci e autonome. Questo mondo mi è ancora perlopiù estraneo; ma vedremo in che modo l’esperienza di Lenzburg metterà in movimento le cose date per scontate.