Zweiter Traum / Secondo sogno

Roberta Deambrosi su Zweiter Traum / Secondo sogno di Franco Beltrametti

L’editore zurighese Limmat Verlag ha pubblicato nei mesi scorsi l’antologia poetica Zweiter Traum / Secondo sogno del ticinese Franco Beltrametti, scrittore, viaggiatore, artista, performer, traduttore, editore e architetto di formazione. Si tratta di una selezione di un centinaio di poesie scritte in italiano, inglese e francese, con traduzione a fronte in tedesco di Stefan Hyner, edite e non, che copre la produzione di circa tre decenni (il primo componimento porta la data del giugno 1963 e l’ultimo dell’agosto 1995). Il volume contiene anche un dossier d’illustrazioni d’autore – si veda anche la bella sovraccoperta e l’altrettanto bella quarta di copertina – che hanno il pregio di dare un assaggio non solo poetico di quanto felicemente si siano incontrate, nell’opera di Beltrametti, la scrittura e l’arte visiva. Arricchiscono l’antologia un’introduzione e le note al testo del curatore Roger Perret, le postfazioni del traduttore e di Anna Ruchat, presidente della Fondazione Beltrametti, i quali ripercorrono la biografia, i luoghi, i viaggi e le frequentazioni dell’autore. In particolare Anna Ruchat si sofferma sul rapporto di Franco Beltrametti con il Ticino e con casa Ruchat a Riva San Vitale, suo campo base e punto d’appoggio, ora sede della Fondazione.

Nato nel 1937 a Locarno e scomparso all’età di 58 anni a Lugano, Beltrametti ha disegnato, letteralmente, una traiettoria sorprendente nella costellazione letteraria svizzero-italiana; inizia giovanissimo a spostarsi, dapprima in Europa e in Africa settentrionale, poi sempre più lontano e con soggiorni molto lunghi, fino in Giappone e negli Stati Uniti, passando per innumerevoli tappe e ritorni. Sono viaggi che delineano una cartografia degli affetti, delle amicizie e delle influenze artistiche, che in campo letterario spaziano dalla cultura underground, alla neoavanguardia italiana, al movimento beat, ai poeti cinesi e giapponesi.
Come leggiamo nel dettagliato resoconto biografico di Stefan Hyner, l’esperienza orientale risale a un interesse precoce di Beltrametti per le filosofie taoiste e buddiste, e viene in seguito approfondita con le letture e gli incontri; nei testi, essa ci pare reperibile, tra l’altro, nell’attenzione data all’istante e ai dettagli suggestivi, nella loro contemplazione, e nella leggerezza nel dipingerle che richiama il genere degli haiku:

QUESTE RIGHE
ho passato

il pomeriggio

a perfezionare

queste righe
21/X/85

Il reticolo di riferimenti a persone, al quotidiano dell’artista nomade, ai posti in cui il viaggiatore Beltrametti vive, soggiorna, passa, trovano forma in componimenti che sono a volte vere e proprie cartoline, provviste di destinatario, data e luogo d’invio:

(nevicate record)

(appuntamenti impossibili)

(le unghie di Gertrud Stein)

(oppure) (nevicate record)

(appuntamenti impossibili)

(le unghie di Gertrud Stein)
?/II/78 Napoli

per Ray Johnson

Sin nelle prime poesie l’ironia è spesso presente, sottile o più dichiarata, ma volentieri associata allo stato esistenziale dell’individuo che da sé e dal mondo prende sì le distanze, ma «sempre cercando», citando il titolo dell’opera riprodotta in copertina. Un adagio, questo, che ben risuona nei «perché» e nei «come mai» di un testo dal titolo emblematico:

(((PAESAGGIO-PASSAGGIO)))

(((l’insegna)))

(((l’insegna al neon)))

(((teneramente)))

(((teneramente riflessa)))

(((riflessa in acqua)))

(((dice: passaggio)))

(((perché un’insegna)))

(((perché al neon)))

(((come mai teneramente)))

(((riflessa in acqua)))

(((forse un canale)))

(((perché passaggio)))

(((come mai queste domande)))

(((a chi dirette)))
(((15/VII/85)))

L’uso figurativo delle parentesi tracimate dal testo sul titolo e sulla data, che ricordano quelle piccole, strette onde concentriche che si formano quando un oggetto tocca la superficie liquida, e tra le quali si leggono le parole rifratte dallo specchio d’acqua, conferma l’indissociabilità, nella poesia di Beltrametti, dell’aspetto visivo e di quello della parola.

La proposta di Limmat Verlag è una bella occasione non solo per i lettori germanofoni che vogliano scoprire o riscoprire il percorso di un artista, uno scrittore intenzionalmente a margine del canone, ma anche per i lettori italofoni, ai quali viene data, in più, la preziosa occasione di disporre di una scelta rappresentativa di una produzione poetica finora rimasta sparsa – eccezion fatta per l’autoantologia Tutto questo (Venezia, Edizioni Supernova, 1990) e il catalogo antologico Choses qui voyagent. «quand on aime il faut partir» (Milano, Mazzotta, 1995), in parte curato dall’autore stesso e uscito poco prima della sua scomparsa –. Una poesia forse a torto poco conosciuta dai conterranei di Beltrametti perché data alle stampe attraverso circuiti meno frequentati, e salvo rare eccezioni (contando le autoproduzioni stampate a Riva San Vitale) fuori dai confini, in Francia, Italia, Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

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