Brani dalla prefazione
Antonio Stäuble su Colloqui / Gespräche / Colloques di Remo Fasani
La prima raccolta di poesie di Remo Fasani, Senso dell'esilio, vide la luce nel 1945, quale terzo volume della collana di Felice Menghini, “L'ora d'oro”; ora, a distanza di anni, Colloqui / Gespräche / Colloques, traduzioni dal tedesco e dal francese, occupa lo stesso numero tre (caro a Dante) nella nuova “L'ora d'oro”, che la solerzia e l'entusiasmo di Andrea Paganini fanno oggi rivivere: coincidenza di buon augurio.
Chi conosce l'opera poetica di Remo Fasani sa che a un finissimo senso del ritmo si appaia una riflessione teorica sul poetare, cui certo non è estranea la prospettiva del critico letterario e dello studioso di metrica, fra i più competenti della materia: in certe note che accompagnano le poesie, Fasani esercita talvolta un'autentica operazione critica di cui la propria opera è l'oggetto.
Non è difficile riscontrare questa duplicità di poeta e di critico nell'attività di traduttore: Fasani ha offerto, in più di un'occasione, acute riflessione sull'arte della traduzione, ad esempio nell'introduzione al volume Da Goethe a Nietzsche (Bellinzona, Casagrande, 1990), oppure in un articolo dei «Quaderni grigionitaliani», 65, 1966, pp. 402-403 (lo si può leggere anche nell'antologia Scrittori del Grigioni Italiano, Locarno, Pro Grigioni Italiano e Armando Dadò, 2008, II ed., pp. 280-282); in questo articolo propone due traduzioni della stessa poesia di Eichendorff: le due varianti offrono considerazioni sull'alternativa tra fedeltà all'originale e libertà di ri-creazione poetica.
Non è questo il solo caso in cui Fasani ha tradotto più di una volta lo stesso testo: notissime sono le tre varianti della celebre poesia di Goethe Wandrers Nachtlied (Notturno del viandante), una delle quali ripropone lo stesso numero di versi dell'originale e la stessa loro suddivisione, mentre l'altra se ne discosta; nella terza, nel dialetto di Mesocco, l'orecchio addestrato di Fasani coglie un involontario eco della musica dell'originale: scimen e pianten – Gipfeln e Wipfeln (cfr. Da Goethe a Nietzsche, p. 139).
Il volume _Colloqui / Gespräche / Colloques _è l'ideale continuazione di _Da Goethe a Nietzsche _e offre un diverso ventaglio di poeti: il solo Goethe appare in entrambi i libri, ma con poesie diverse. Nel 1990 era stato Hölderlin a fornire il maggior numero di testi (20 su un totale di 43), qui invece è Rilke a far la parte del leone (20 su 50). Accanto ad alcuni fra i maggiori poeti tedeschi incontriamo una quasi sconosciuta, Elfriede Philipp (morta diciottenne nel 1936); le sue sei poesie hanno avuto scarsa (o quasi inesistente) diffusione, per una serie di circostanze spiegate nella nota: le poesie, che furono dapprima pubblicate da Fasani nella rivista «Cenobio» (41, 1992, 2, pp. 163-169) e che sono riproposte qui, rivelano una sorprendente maturità e maestria formale, documentata dall'attenta analisi che Fasani stesso conduce in nota sull'originale.
Fasani traduce di preferenza dal tedesco, lingua che, come egli stesso dice, è diventata, «come per altri grigionitaliani, quasi un'altra lingua materna» (Da Goethe a Nietzsche, p. 16): lo provano del resto le fini osservazioni che egli fa occasionalmente sugli originali tedeschi. Il presente volume contiene tuttavia anche alcune traduzioni dal francese; ricorderò che in altra occasione Fasani tradusse pure dal romancio di Peder Lansel.
Le traduzioni oscillano come sempre tra la fedeltà formale all'originale e le deviazioni che recano l'impronta personale del traduttore. Ad esempio in alcune poesie Fasani cerca di riprendere la disposizione delle parole dell'originale: in September-Morgen (Mattino di settembre) di Mörike, come pure in Sur ce ciel… (Su questo cielo…) e Le front aux vitres… (La fronte ai vetri…) di Eluard, i versi terminano con le stesse parole dell'originale. Alcuni dei _Sonetti a Orfeo _di Rilke (I, 9 e I, 22) sono in un certo senso “anomali” offrendo versi di diversa lunghezza, procedimento che in generale la traduzione rispetta.
Oltre alla disposizione delle parole, la fedeltà riguarda anche la metrica: Der Schwan (Il cigno) di Rilke è un sonetto “capovolto” rispetto alla norma: la fronte (prima parte) è formata dalle terzine e la sirma (seconda parte) dalle quartine. Fasani nella traduzione adotta la stessa disposizione e vi aggiunge l'anadiplosi con la ripetizione di «acqua» tra la fronte e la sirma (vv. 6-7), come già avvenuto nella traduzione di Menghini: raffinatezza arcaizzante, poiché il legame formale tra la fronte e la sirma è caratteristica diffusa fra i sonetti dei primi secoli. Nella nota su Der Schwan , molto ampia, Fasani esamina diversi problemi di traduzione ed esemplifica citando alcuni precedenti traduttori, con cui volta a volta (secondo i casi) concorda o discorda; a proposito dei cinque aggettivi della terza strofa, Fasani, parzialmente soddisfatto della versione di Cacciapaglia, opta per «la traduzione letterale, che più di una volta è stranamente l'ultima a venire». E aggiunge questa considerazione di principio: «Ma ciò che si fa prima di essa, è in questi casi una ricerca affannosa, simile al passo “sgraziato” del cigno, e solo quando non si fa più nulla, come il cigno quando si è posato, subentra il momento della grazia». [...]
Ho già detto che le note in calce al libro ci informano sulle precedenti stesure di una poesia: nel caso di Abend in Skåne (Sera a Skåne) la prima stesura risale addirittura al 1945, e Fasani commenta: «Il confronto tra le due versioni può indicare il cammino da me percorso in tanto tempo». Molto interessante, soprattutto in funzione del risultato, quanto ci viene detto a proposito dell'emistichio finale di Herbsttag ( Giorno d'autunno ): «wenn die Blätter treiben». La nota ci informa sia sulle precedenti varianti della traduzione pubblicate nella rivista «Cenobio» che sulle proposte di altri traduttori (Pintor: «nell'aria fluttuan le foglie», Cacciapaglia: «tra le foglie che turbinano»; e per parte nostra aggiungiamo l'alquanto fuorviante «spiar se una foglia sta nascendo» di Diego Valeri); da questo duplice confronto e dall'esatta interpretazione del testo è nata una sfolgorante trovata, un piccolo gioiello: «tra foglie allo sbando», che rende il movimento delle foglie che non solo cadono, ma vengono qua e là trasportate dal vento (il senso di «treiben» è indicato nella nota: «essere in balia del vento»); è quindi stabilita l'analogia tra il movimento, orizzontale più che verticale, delle foglie portate dal vento (il vento del v. 3) e l'errare dell'ideale personaggio della poesia; e la rima errando-sbando , proprio per il fatto che Fasani fa della rima parco uso, sottolinea ulteriormente il parallelismo che nell'ultimo verso dell'originale tedesco è tra _wandern _e treiben :_errare _e _essere allo sbando _sono perciò entrambi applicabili al personaggio e alle foglie. E con questo “gioiello” concluderò le mie considerazioni, lasciando al lettore il piacere di scoprirne altri fra le pagine del libro.