"Adriatica": due solitudini, una stessa notte

Greta Locatelli su «Adriatica» di Massimo Gezzi

Adriatica (Gramma Feltrinelli, 2025) è il primo romanzo di Massimo Gezzi e conduce il lettore in una dimensione sospesa, raccolta nello spazio di una notte di metà maggio. La cittadina che dà il titolo al romanzo, immaginaria ma riconoscibile nelle sue coordinate marchigiane, si offre come un microcosmo chiuso, quasi un organismo vivo che respira insieme ai suoi abitanti, trattenendoli e al tempo stesso lasciando che si smarriscano. La struttura narrativa si articola intorno a due traiettorie che procedono parallele fino a sfiorarsi: quella di Emilie, diciannovenne inquieta e ferita, e quella di Tullio, settantenne segnato da una vita vissuta più in sottrazione che in pienezza. Due età, due forme di solitudine, due modi diversi di abitare il tempo e il rimpianto.

Emilie è colta in un momento di frattura: dopo l’ennesimo scontro con la madre, prigioniera dell’alcol, cerca rifugio nell’amicizia con Giada, unico punto fermo in un’esistenza instabile e dolorosa. La sua sofferenza non è dovuta soltanto alla sua situazione familiare, ma viene vissuta in profondità: la depressione si manifesta in gesti autolesionistici, in un corpo che diventa superficie di iscrizione del disagio. Giada rappresenta un’ancora, ma anche una figura ambivalente, oggetto di un sentimento che oscilla tra ammirazione, invidia e affetto profondo. Adriatica, per Emilie, è una gabbia. Il desiderio di fuga si concentra nell’attesa degli esami di maturità, percepiti come soglia simbolica verso un altrove in cui poter reinventare sé stessa. Tuttavia, la notte condivisa con Giada incrina ulteriormente le sue certezze: il gioco della verità a cui le due si abbandonano diventa un dispositivo rivelatore, capace di far emergere tensioni inattese. 

Parallelamente, Tullio attraversa la stessa notte sotto il peso di un passato irrisolto. La scoperta, nel pomeriggio, del manifesto funebre di Cinzia – il suo primo grande amore – riapre una ferita mai rimarginata. La sua esistenza appare retrospettivamente come una sequenza di occasioni mancate: aspirazioni soffocate dalle aspettative familiari, scelte non compiute, vite possibili mai vissute, anche a causa di problemi di salute. Adriatica, per lui, non è tanto una prigione quanto il luogo in cui si è consumata una lenta rinuncia. Il vagabondare notturno di Tullio è scandito da gesti ripetitivi – il bere, il fumare – che accompagnano un incessante ritorno del ricordo. Cinzia diventa il centro gravitazionale di una memoria che non concede tregua.

«Se nella sua vita era esistito quell’abbraccio, se si erano aggrappati insieme a quella roccia nel buio dell’acqua notturna, si era ripetuto molte volte, non avrebbe mai potuto avere paura: Cinzia l’avrebbe salvato dal terrore che lo paralizzava e anche dal suo orgoglio smisurato che gli aveva impedito di chiederle scusa. L’abbraccio di quella notte sarebbe durato per sempre.» (pp. 49-50)

L’incontro tra Emilie e Tullio, punto di intersezione delle due linee narrative, non ha nulla di risolutivo, ma assume il valore di un breve attraversamento reciproco. Nel loro dialogo si dispiega un confronto tra generazioni che non si limita alla differenza anagrafica, ma tocca il modo stesso di concepire il tempo: apertura e possibilità, da un lato; chiusura e bilancio, dall’altro. È in questo scambio che il lettore può ricomporre, almeno in parte, la traiettoria dei due personaggi, cogliendone le simmetrie e le dissonanze. Gezzi costruisce la narrazione attraverso un continuo movimento tra presente e passato: le immagini incontrate durante la notte funzionano come inneschi mnemonici che riportano indietro i personaggi, riempiendo progressivamente i vuoti della loro storia.

Accanto ai protagonisti, trovano spazio figure marginali che contribuiscono a definire il tessuto umano di Adriatica. Personaggi che abitano i “bordi” della comunità, lontani da ogni centralità narrativa tradizionale, ma proprio per questo capaci di restituire una verità più cruda e concreta. Ne è un esempio Natalino, etichettato come il «matto del posto» (p. 9), di cui scopriamo il tragico passato tramite la voce indiretta di Tullio. Allo stesso modo, Umar, emigrato costretto a lavorare come rider, incarna una precarietà contemporanea segnata anche dalla violenza del razzismo, di cui Emilie e Tullio sono testimoni in un episodio di umiliazione pubblica.

Sul piano stilistico, la scrittura di Gezzi rivela chiaramente la sua origine poetica. La focalizzazione aderisce di volta in volta al punto di vista del personaggio seguito, restituendone il flusso di pensieri e percezioni con una lingua densa, attraversata da immagini ricorrenti e da un’attenzione particolare alla dimensione simbolica. Temi tipici della poesia – la solitudine, il dialogo con la notte e con la luna, il richiamo a miti e figure letterarie – accompagnano le riflessioni dei protagonisti. Tra i motivi che attraversano il romanzo, il mare occupa una posizione centrale. Presenza costante e mutevole, esso accompagna i personaggi come un testimone silenzioso: si offre allo sguardo nel presente, lungo le strade che vi conducono, ma riaffiora anche nei ricordi, nelle immagini di vacanze passate e di un tempo che sembra ormai irrecuperabile. Lontano da ogni idealizzazione, il mare di Adriatica è spesso opaco, talvolta sporco, attraversato da odori sgradevoli: non è promessa di salvezza, ma riflesso di una realtà in cui la bellezza è sempre compromessa, contaminata dalla quotidianità.

«Questa lingua di sabbia è un luogo magico. Sarà la magnifica puzza di fogna che viene dallo sbocco del depuratore lì di fianco – ma che depuratore?» (p. 12)

Adriatica è romanzo della soglia: tra giovinezza e vecchiaia, tra possibilità e rimpianto, tra desiderio di fuga e impossibilità di partire davvero. Gezzi non offre soluzioni né consolazioni, ma costruisce uno spazio narrativo in cui le esistenze si sfiorano, si riflettono e, per un attimo, si riconoscono nella loro comune fragilità. 

 

 

Greta Locatelli è nata in Ticino e ha conseguito la maturità a Lugano. Dopo il Bachelor in Italianistica e linguistica romanza comparata presso l’Università di Zurigo, sta attualmente frequentando il Master in Italianistica e Methods-Data-Society. 

Questa recensione è stata scritta nell'ambito di uno stage da viceversa. 

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