Con tono da racconto iniziatico, Mattia Cavadini torna alla narrativa dopo un decennio pubblicando Un cielo blu genziana. Un libro che vuole essere un omaggio all’architetto Tita Carloni e una messa in guardia contro il cemento che nel nostro territorio «è come la nebbia, non conosce argini, pervade e inghiotte ogni cosa». Lasciato il fondovalle, l’io-narrante parte alla ricerca del mondo «sopra», sopra le nuvole, sopra la nebbia, sopra il nostro vivere quotidiano, arrivando nell’ultimo capitolo a una visione, se non salvifica almeno chiarificante. E non tenera nei confronti dell’uomo. (mf)