I dieci racconti colpiscono innanzitutto per la loro enorme varietà. Si tratta in effetti di testi totalmente indipendenti, che si distinguono per la forma, il tono, i personaggi, e il cui (unico?) denominatore comune è il carattere autobiografico. Se qualcuno dei titoli dei racconti può far venire l’acquolina in bocca, nel caso di Récits d’Helvétie solo la lettura dell’intero volume può veramente testimoniare della straordinaria diversità e della vena sperimentale del narratore che varia dalla prima alla terza persona, dal diario alla fiaba passando dall’epopea, dalla lirica, dallo slam poetry, ecc. E se quest’opera fosse anche un modo (molto gustoso) di sperimentare le possibilità delle diverse forme letterarie? (Renato Weber in Viceversa 14, 2020. Traduzione Carlotta Bernardoni-Jaquinta)