Nella chiarezza balbuziente di un universo quasi atemporale, ridotto all’essenziale, una voce – la cui identità è mal definita e che si esprime tramite il noi o l’impersonale – lotta ostinatamente per prendere la parola, elaborare un racconto, sfidando l’angoscia di ravvivare vecchi conflitti o esporsi a rappresaglie. Riecheggia forte il desiderio di cogliere ciò che l’affligge e la ferisce. A riemergere nel lettore sono tanto i ricordi d’infanzia quanto le preoccupazioni della vita adulta. La lingua di cui si serve l’autrice con particolare maestria – benché non smetta di deplorarne le mancanze – è al contempo sobria e profusa. (Claudine Gaetzi in Viceversa 14, 2020. Traduzione Carlotta Bernardoni-Jaquinta)